giovedì 3 luglio 2008

Ingrid Betancourt




Íngrid Betancourt Pulecio (Bogotá, 25 dicembre 1961) è una politica colombiana.
Figlia di un ex ministro dell'educazione e di una ex senatrice, ha vissuto all'estero la maggior parte della propria vita, soprattutto in Francia, dove ha studiato presso l'Institut d'études politiques di Parigi.



Ingrid nasce a Bogotá. Sua madre, Yolanda Pulecio, è un'ex Miss Colombia e una senatrice eletta dal collegio dei quartieri meridionali della capitale colombiana. Suo padre, Gabriel Betancourt, è stato ministro durante la dittatura del generale Gustavo Rojas Pinilla (1953-1957) e successivamente un diplomatico di stanza all'ambasciata di Parigi, dove Ingrid è cresciuta. Dopo essersi diplomata all'Institut d'Études Politiques de Paris (noto anche come Sciences Po), sposa un compagno di studi e hanno due figli, Melanie e Lorenzo. Attraverso il matrimonio Ingrid acquisisce anche la cittadinanza francese.

Il marito è un diplomatico francese e questo porta la coppia a vivere in diversi paesi, inclusa la Nuova Zelanda. Dopo l'omicidio di Luis Carlos Galán, candidato alle elezioni presidenziali colombiane con un programma elettorale di lotta al narcotraffico, Ingrid decide di far ritorno in Colombia (1989). Dal 1990 lavora presso il ministero delle finanze, da cui si dimette per intraprendere una carriera politica. Nella sua prima campagna elettorale distribuisce preservativi e presentando la sua candidatura come un "preservativo contro la corruzione". Il collegio sud di Bogotá la elegge, anche grazie all'aiuto della madre, ancora ben conosciuta nei quartieri, che la aiuta nella campagna elettorale.

Viene eletta nella Camera di Rappresentanti nel 1994 e lancia un proprio partito politico, il "Partido Verde Oxígeno". Durante il suo mandato critica l'amministrazione Samper, accusato di corruzione (caso Galil) e di aver accettato denaro riciclato dai narcotrafficanti durante la propria campagna elettorale. In questo periodo divorzia dal marito francese e si sposa nuovamente, con un colombiano.

Si candida senatrice alle elezioni del 1998 e in quella tornata elettorale raccoglie un numero di voti di preferenza superiore a ogni altro candidato. Riceve minacce di morte, che la spingono, attraverso l'aiuto dell'ex marito, a mandare i figli a vivere in Nuova Zelanda.
Quello stesso anno le elezioni presidenziali vengono vinte da Andrés Pastrana Arango, che ha anche il sostegno della Betancourt. Successivamente lei accuserà Pastrana di non aver mantenuto molte delle promesse fatte per ottenerne l'appoggio.

Dopo le elezioni del 1998 Ingrid scrisse un libro di memorie. Non poté essere pubblicato immediatamente in Colombia, uscì dapprima in Francia con il titolo di La rage au cœur ("La rabbia nel cuore") e successivamente in Spagna, in Colombia e nel mondo latino-americano con il titolo La rabia en el corazón e, nel 2002, in inglese col titolo Until Death Do Us Part ("Finché morte non ci separi") mentre in Italia, nello stesso anno venne pubblicato da Sonzogno, col titolo Forse mi uccideranno domani.

Come parte della sua campagna elettorale del 2002 (le elezioni vinte da Álvaro Uribe Vélez), Ingrid volle andare nella zona smilitarizzata di San Vicente del Caguán per incontrarsi con le FARC. Questa decisione non era insolita all'epoca, molti sono stati i personaggi pubblici che hanno approfittato dell'esistenza della zona smilitarizzata - creata da Pastrana per soddisfare una pre-condizione posta dalle FARC a qualsiasi negoziato - per incontrarsi con esponenti delle FARC.
Tuttavia, a tre anni di distanza dalla creazione della zona smilitarizzata e dall'avvio delle trattative, i colloqui di pace tra FARC e governo giunsero a uno stallo. Sin dall'inizio le FARC si rifiutarono di concedere una tregua durante i negoziati stessi, né vollero concedere ispezioni da parte di rappresentanti della comunità internazionale. Secondo i critici della scelta di Pastrana, la zona smilitarizzata si è trasformata in un'area sicura per le FARC, che vi hanno imposto la loro visione sociale rivoluzionaria comunista.

Nel febbraio 2002 un aereo in volo da Florencia a Bogotá (circa 1000 Km) fu dirottato da membri delle FARC e costretto ad atterrare vicino alla cittadina di Neiva, molti dei passeggeri furono sequestrati, tra cui un membro del Congresso. In conseguenza di ciò, Pastrana annullò le trattative con le FARC e revocò la zona smilitarizzata, accusando le FARC di avere rotto i termini del negoziato e di aver approfittato della zona smilitarizzata per crescere in forza mililtare e organizzazione logistica.

Nel 2002 la Betancourt era candidata alle elezioni presidenziali della Colombia e insieme ad un altro candidato, voleva visitare la zona smilitarizzata nonostante l'interruzione delle trattative e chiese di esservi portata da un aereo militare. Il presidente Pastrana e altri ufficiali rifiutarono la sua richiesta, sostenendo che né il governo né l'esercito colombiano avrebbero potuto garantire la loro sicurezza durante le operazioni militari tese a riprendere il controllo della zona. Inoltre il suo essere candidata era d'ostacolo; soddisfare la sua richiesta avrebbe anche significato che il governo in carica impiegava risorse per sostenere l'interesse politico privato dei due candidati.

Vistasi negare il supporto governativo, Ingrid Betancourt decise di recarsi nella zona smilitarizzata via terra, insieme alla sua candidata-vice Clara Rojas e a un gruppo di persone del suo staff. Il 23 febbraio 2002 fu fermata dall'ultimo posto di blocco militare prima di entrare nell'ex zona smilitarizzata. Gli ufficiali insistettero per convincere il gruppo a non proseguire fino a San Vicente del Caguan, il paese usato come base degli incontri durante le trattative. Il gruppo proseguì il viaggio e la Betancourt venne trattenuta da uomini delle FARC che la tennero in ostaggio.

Il suo nome rimase in lista per le elezioni nonostante il sequestro; raccolse meno dell'1% dei voti.
Nelle prime trattative, le FARC chiesero la formalizzazione di uno scambio di prigionieri: 60 ostaggi politici contro la liberazione di 500 uomini delle FARC detenuti nelle carceri colombiane.
Inizialmente l'amministrazione del neo-eletto presidente Uribe escluse ogni trattativa in assenza di un cessate-il-fuoco preventivo e spinse per un'azione di salvataggio basata sulla forza, ma i parenti di Ingrid e di molti altri ostaggi - tenuto anche conto dell'inaccessibilità delle regioni montane e forestali dove gli ostaggi sono trattenuti - respinsero decisamente questa opzione temendone un esito infausto, simile all'episodio del sequestro del governatore del dipartimento di Antioquia, Guillermo Gaviria Correo, che le FARC uccisero non appena consapevoli della presenza dell'esercito nella loro zona.

Nell'agosto del 2004, dopo alcune false partenze e di fronte al montare delle proteste dei parenti dei sequestrati, degli ex-presidenti liberali Alfonso López Michelsen e Ernesto Samper Pizano e dell'opinione pubblica, sempre più convinta dell'opportunità e della validità umanitaria dello scambio di prigionieri, il governo Uribe sembra ammorbidire le proprie posizioni annunciando di voler porre il 23 luglio alle FARC una proposta formale di liberare 50-60 prigionieri in cambio degli ostaggi politici e militari.

Il governo si sarebbe impegnato a fare la prima mossa, rilasciando i prigionieri condannati per rivolta e concedendo loro di lasciare il paese o di aderire a programmi di reinserimento sociale. Le FARC avrebbero quindi rilasciato gli ostaggi in loro mano, tra cui Ingrid Betancourt. La proposta godeva del pubblico appoggio e del supporto dei governi francese e svizzero. La mossa venne apprezzata da diversi parenti dei sequestrati e da vari personaggi del mondo politico colombiano. Anche molti dei critici, che vi vedevano più una mossa propagandistica di Uribe, giudicarono il piano come praticabile.

Le FARC rilasciarono un comunicato il successivo 20 agosto in cui smentivano di essere state contattate in anticipo dal governo svizzero (come il governo colombiano aveva dichiarato). Nella nota auspicavano il raggiungimento di un'intesa apprezzando il fatto che il governo Uribe avesse fatto una proposta, tuttavia criticarono la proposta perché non prevedeva la possibilità ai prigionieri rilasciati di decidere di tornare a militare nelle file delle FARC.

Il 5 settembre successivo la stampa colombiana pubblicò quella che venne considerata una contro-proposta delle FARC. In essa si chiedeva al governo di individuare una zona franca per 72 ore di tregua, in cui i negoziatori governativi e gli ufficiali delle FARC avrebbero potuto incontrarsi faccia a faccia per discutere lo scambio di prigionieri. Il primo giorno sarebbe stato dedicato a raggiungere la località, il secondo alla trattativa ed il terzo all'abbandono dell'area da parte dei guerriglieri. Al governo fu indicata una rosa di possibili località del Dipartimento di Caquetá - Peñas Coloradas, El Rosal o La Tuna - in cui l'influenza politica delle FARC è forte e chiara. Qualcuno speculò che le FARC avrebbero potuto minare i terreni o predisporre trappole attorno alle guarnigioni militari locali durante la tregua.

La proposta delle FARC di incontrarsi col governo fu vista molto positivamente da Yolanda Pulecio, la madre di Ingrid, che vi vide un segno di "progresso","esattamente come il governo può incontrarsi con le forze paramilitari (di estrema destra), può anche incontrarsi con gli altri, che sono terroristi allo stesso modo".

Nel febbraio 2006 vi fu un appello del governo francese ad accettare uno scambio di prigionieri approvato dal governo di Bogotá e liberare i prigionieri trattenuti da meno di sette anni. Il ministro degli esteri francese Philippe Douste-Blazy disse che "era compito delle FARC dimostrare la serietà delle loro intenzioni di rilasciare l'ex candidata alle presidenziali Ingrid Betancourt e altri detenuti".

In un'intervista con il giornale francese L'Humanité del giugno 2006, Raul Reyes, un leader delle FARC ebbe a dichiarare la Betancourt "sta bene, nei limiti della situazione in cui si trova. Non è facile essere privati della propria libertà". Nello stesso anno Francesco Guccini le dedica una canzone: La giungla.

Nel maggio 2007 un poliziotto sequestrato, John Frank Pinchao, è riuscito a fuggire dalla prigionia e ha dichiarato di essere stato detenuto nello stesso campo di prigionia della Betancourt. Ha inoltre visto Clara Rojas, che durante la prigionia ha dato alla luce un figlio, Emmanuel.
Il 17 maggio 2007 è stata resa nota la notizia, riportata da un poliziotto sfuggito alla prigionia, che la Betancourt sarebbe ancora viva.

Il 30 novembre 2007 il governo colombiano ha dichiarato che era stato trovato un video recente con la Betancourt ancora viva.

Nel giugno 2008 il quotidiano italiano l'Unità l'ha proposta per il Premio Nobel per la Pace.

Il 2 luglio 2008 è stata resa nota la notizia della sua liberazione avvenuta per mano di una task force di forze armate colombiane.


martedì 1 luglio 2008

Gli Ska-P



Gli Ska-P sono un gruppo musicale ska-punk spagnolo formatosi nel 1994. Politicamente può essere classificato come gruppo musicale di estrema sinistra. Nonostante i suoi punti di vista radicali, rimane una delle più popolari ska band in Spagna e in Europa. Il nome del gruppo deriva dal loro genere musicale, ma anche da un gioco di parole: il popolo spagnolo pronuncia SKA-P "escápe", che significa "scappare". La mascotte del gruppo è il gatto Lopez, un gatto randagio che la band ha preso con sé.

Gli Ska-P si formano a Vallecas, un quartiere operaio nella periferia di Madrid, caratterizzato da una lunga tradizione di lotta contro la dittatura franchista. Il debutto è segnato dalla mancanza di fondi e di possibilità, ma gli SKA-P, almeno inizialmente, non si cercano una casa discografica che li produca, ma preferiscono autoprodursi. Gli SKA-P cominciano ad esibirsi nei piccoli locali di Vallecas e una piccola compagnia indipendente li aiuta a diffondere il loro primo disco. Nati e vissuti nei quartieri operai di Madrid, nell'amata Vallecas, spesso nominata anche nelle canzoni insieme alla squadra del Barrio stesso, il Rayo Vallecano, gli SKA-P sono figli della classe operaia e da quest'ultima hanno ricevuto gli ideali che vengono sostenuti con forza nella maggior parte delle loro canzoni, nelle quali sono temi comuni i diritti umani, l'antifascismo (Paramilitar, A la mierda), la legalizzazione della marijuana (Cannabis, Mis colegas), l'anticlericalismo (La mosca cojonera, Sexo y religiòn), l'abolizione della corrida (Vergüenza), la vivisezione (Animales de laboratorio) e la causa del popolo palestinese (Intifada). Si oppongono alla maggior parte delle visioni tradizionali e conformiste della loro società, e lo fanno tramite un attacco diretto al potere che passa per la vivace musica ska. D'altro canto gli SKA-P sono stati accusati di ipocrisia poiché si dichiarano no-global nonostante siano legati contrattualmente con la BMG, una discussa multinazionale. Il 12 ottobre 2007 annunciano un loro possibile ritorno,accompagnato da un CD che eventualmente verrà preparato a partire dal Gennaio 2008.

Nel 2005 gli SKA-P hanno annunciato la fine della loro produzione discografica: il loro scioglimento, o meglio "pausa", è stato però preceduto da un ultimo tour per l'Europa e il Sud-America. Proseguono però i progetti paralleli di altri membri del gruppo, cioè di Pipi e Joxemi: Pipi suona nel gruppo spagnolo dei The Locos mentre Joxemi sta proseguendo un progetto con i No Relax, band ska-core italo-spagnola.

Recentemente, Pulpul ha parlato di una rimasterizzazione del primo disco con nuovi contenuti speciali, in probabile uscita nel 2007-2008 ma la notizia finora più importante è arrivata il 12 ottobre del 2007, esattamente 2 anni dopo l'ultimo concerto degli SKA-P in Argentina. Pulpul ha rilasciato un comunicato sul sito ufficiale del gruppo, nel quale comunica ai fans che ha preso contatti con tutti i suo compagni, e annuncia che a partire dal mese di gennaio 2008 ricominceranno le prime prove musicali per i nuovi SKA-P, il cui ritorno o meno sulla scena Ska-Punk spagnola ed europea verrà comunicato sempre all'inizio dell'anno, insieme alla nuova eventuale composizione del gruppo.

Il 24 Aprile 2008, sul sito ufficiale un comunicato firmato da Pulpul annuncia che le prove dei primi mesi dell'anno hanno avuto un esito positivo. Gli Ska-P stanno preparando 12 nuove canzoni per quello che sarà il loro settimo album, in uscita ad ottobre 2008. Il gruppo riunito sarà composto da tutti i suoi membri storici, compreso Pipi che, dopo essersi detto disinteressato al progetto per dedicarsi al suo attuale gruppo (The Locos), ha invece deciso di tornare a calcare i palchi coi suoi compagni di tanti anni. Palchi che saranno calcati anche in Italia, infatti il 13 dicembre 2008 saranno a Milano.

Ultima formazione:

Pulpul (Roberto Gañan Ojea) - voce, chitarra
Joxemi (Jose Miguel Redin Redin) - chitarra, voce
Julio (Julio Cesar Sanchez) - basso, voce
Kogote (Alberto Javier Amado) - tastiere, voce
Luismi - batteria, percussioni
Pipi (Ricardo Degaldo de la Obra) - voce, showman

Accompagnatori:

Txikitin (Alberto Iriondo) - Tromba
Gari (Garikoitz Badiola) - Trombone

Ex membri:
Pako - batterista
Toni - chitarrista e cori

Discografia:

Ska-P (1994)
El Vals del Obrero (1996)
Eurosis (1998)
Seguimos En Pie (DVD) (1998)
Planeta Eskoria (2000)
¡¡Que Corra la Voz!! (2002)
Incontrolable (Live e DVD) (2003)

Sito ufficiale: http://www.ska-p.net/

mercoledì 4 giugno 2008

Django Reinhardt

Jean Baptiste "Django" Reinhardt (23 gennaio 1910 – 16 maggio 1953) era un chitarrista jazz nato a Liberchies in Belgio da una famiglia di zingari. Dopo un lungo girovagare in varie nazioni europee e nordafricane, la sua carovana si fermò alla periferia di Parigi, che Reinhardt ebbe come scenario per quasi tutta la sua carriera.
Quando aveva solo diciotto anni, Reinhardt, il quale aveva già iniziato una carriera da apprezzato banjoista, subì un grave incidente: un incendio divampato di notte nella sua roulotte gli causò l'atrofizzazione dell'anulare e del mignolo della mano sinistra.

Questo incidente era destinato a cambiare la sua vita e la storia stessa della chitarra jazz. Infatti, a causa della menomazione alla mano sinistra, Reinhardt dovette abbandonare il banjo e cominciò a suonare una chitarra che gli era stata regalata, meno pesante e meno ruvida. Nonostante le dita atrofizzate, o forse proprio grazie a tale limitazione, egli sviluppò una tecnica chitarristica rivoluzionaria e del tutto particolare che ancora oggi lascia di stucco e suscita ammirazione per la perizia virtuosistica, la vitalità e l'originalità espressiva. In breve tempo era già in attività con diverse orchestre che giravano la Francia.

A metà degli anni Trenta, Reinhardt e il violinista Stéphane Grappelli formarono un quintetto di soli strumenti a corda che divenne presto famoso, grazie anche all'appoggio dell'Hot Club de France, una delle prime associazioni di promozione del jazz in Europa. Sull'onda di questo successo Reinhardt si rivelò come uno dei musicisti europei più talentuosi nel jazz tradizionale. Subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, venne invitato negli Stati Uniti da Duke Ellington, che lo presentò come ospite in alcuni concerti, l'ultimo dei quali alla Carnegie Hall di New York.

Con l'avvento del bebop, Reinhardt diede ulteriore prova di maturità ed originalità artistica incidendo dei brani memorabili con la chitarra elettrica: la poesia Manouche miscelata alle sonorità più moderne fanno di tali assoli una delle pagine più originali del jazz dell'epoca. Reinhardt rallentò sensibilmente la sua attività durante i suoi ultimi anni, forse anche per le cattive condizioni di salute; la sua decisione di non consultare medici, per paura delle iniezioni, gli costò la vita.

Reinhardt è ricordato sia come un eccezionale virtuoso del proprio strumento, sia come compositore fertilissimo. Inoltre, numerose leggende nell'ambiente jazzistico ne descrivevano la particolarissima forma mentis, in parte derivata dalle sue origini zingaresche.

Tra i suoi brani più celebri: Minor Swing, Tears, Nagasaki, Belleville e soprattutto Nuages
Molti sono i chitarristi moderni che si ispirano direttamente a Reinhardt e che hanno formato una vera e propria scuola di chitarra gipsy jazz: Bireli Lagrene, Angelo Debarre, Stochelo Rosenberg, Dario Pinelli, Romane, Martin Taylor, sono solo alcuni dei nomi più famosi.

Subito dopo l'incendio del caravan, Django Reinhardt, ancora giovanissimo, rifiutò fermamente l'amputazione di mano sinistra e piede destro e, superando fortunosamente il rischio di cancrena che gli si prospettava (lo stesso spirito che anni dopo gli costerà la vita), passò la lunga convalescenza a letto ad inventare una tecnica che gli consentisse di suonare la chitarra con l'uso di sole due dita della mano sinistra (indice e medio) con il pollice che afferrava il manico. Django impiegò degli anni per imparare a portare sopra la tastiera anulare e mignolo, definitivamente uniti e semi-atrofizzati, per integrare le parti ritmiche sulle prime due corde. Questa limitazione è però considerata un prodigio, se si pensa che la sua mano si salvò grazie ad un'operazione chirurgica disperata, con la terribile anestesia al cloroformio (di cui più tardi morirà il grande banjoista Eddie Lang), ed una rieducazione autoimposta durante la convalescenza ospedaliera di diciotto mesi.

Secondo la tradizione musicale questo incidente porterà allo sviluppo da parte sua di una tecnica che oggi è padroneggiata da qualunque vero chitarrista manouche: la "rullata di gamma cromatica" con un solo dito. Questa tecnica prevede l'esecuzione di una scala cromatica (in cui vengono suonate tutte le note in ordine ascendente o discendente) con lo stesso dito, trascinato lungo la tastiera in perfetta sincronia con la pizzicata del plettro.

L'originalissimo stile di Django Reinhardt, acclamato da musicisti di tutti i generi come geniale ed innovativo, si sviluppò in realtà in una vita di immersione fra i più grandi della tradizione gitana, e fu contaminato dalla sua vastissima cultura in musica classica. Se è vero che egli fu il primo gitano a conoscere la gloria riservata ai musicisti più popolari, ed il primo ad uscire dalla culla jazz francese con l'Hot Club de France di Stéphane Grappelli, era nel microcosmo gitano uno dei vari meritevoli discepoli di musicisti storici. È anche grazie alla notorietà raggiunta che tutt'oggi viene considerato un eroe dai gitani.

L'improvvisazione, anche sopra brani sentiti per la prima volta, è la base dello spirito musicale dei Manouche, e proprio l'improvvisazione era una delle caratteristiche che contribuivano a shockare anche i professionisti che assistevano alle sue performances. Stéphane Grappelli, un violinista innovativo, protagonista della rivoluzione '20 da musette a ragtime, si innamorò di quello spirito che vedeva tutti gli strumenti come potenzialmente solisti e talvolta capricciosi. Un giorno, durante una jam session (sessione improvvisata), gli fu chiesto se pensava che Eddie South (famoso violinista) avesse studiato musica. Stéphane Grappelli rispose: "Si. Troppo". Sembra strano per chi per merito di uno studio continuo era in grado di eseguire brani di tutti i generi, e per una persona dall'apparenza così raffinata; eppure anch'egli aveva vissuto la vita da errante, suonando per la strada e nei cortili dei ristoranti, e debuttando nel trambusto del foxtrot. Si possono aggiungere due ulteriori note per cercare di comprendere tale affinità: Django, pur essendo in grado di capire, smontare e trasformare ogni musica, non solo non sapeva scrivere o leggere un semplice spartito, ma era anche completamente analfabeta. Essendo molto vanitoso, chiese che Stéphane Grappelli gli insegnasse a scrivere il suo nome, in modo da poter firmare gli autografi.

Un giorno, mentre il quintetto giocava a carte, Django e Joseph (uno dei suoi fratelli, con lui nell'Hot Club) ascoltavano Stéphane Grappelli, il secondo chitarrista ritmico Roger Chaput ed il contrabbassista Louis Vola discutere di scale musicali. Dopo un certo tempo Django si rivolse a Grappelli candidamente, chiedendogli con curiosità: "Cos'è una scala?" Nonostante questa apparente distanza, Stéphane Grappelli dichiarerà più tardi che ascoltare Art Tatum (uno dei più noti pianisti jazz di tutti i tempi: è tra l'altro ricordato per il suo incredibile virtuosismo) lo aiutò a suonare con Django ampliando la sua prospettiva.

L'esperienza del Quintetto dell'Hot Club nacque nell'ambiente musicale francese, dove in quegli anni si trovavano indifferentemente musicisti di formazione classica, musicisti neri emigrati dall'America e zingari di tutta l'Europa (tzigani, gitani, manouche...). Lo stesso succedeva in alcune zone degli Stati Uniti, come New Orleans, in cui il Quintetto trovò una seconda casa. Quello che forse è il più noto banjoista americano dell'epoca, Eddie Lang, era in realtà italiano (si chiamava Salvatore Massaro). Secondo la critica musicale, Django non è che uno dei "padri" del jazz, che all'epoca aveva estimatori e collaboratori del calibro di Delauny, Ravel e Debussy.

La nota chitarra di brevetto Selmer e progetto Maccaferri, tradizionalmente associata alla figura del musicista belga (e oggi la prediletta dei chitarristi manouche) non è sempre la chitarra che si sente nelle esecuzioni registrate. Nei suoi anni giovanili, ed ancora nei primi anni di collaborazione con Grappelli, precedenti ai trionfi dello swing, Reinhardt suonava una vecchia chitarra classica italiana su cui montava corde metalliche. Era già tanto per gli anni in cui i musicisti di strada solitamente suonavano chitarre e violini costruiti con scatole di sigari. Oggi, a parte riproduzioni di alcune fabbriche americane e cinesi, l'eredità della costruzione questo originalissimo e magico strumento è lasciato nelle mani esperte di liutai in prevalenza italiani e francesi come Antoine jobert, Mario Artese, Eugene Dellera.

Nella cultura gitana, le persone sono designate unicamente dal soprannome. Oggi si conoscono Bireli Lagrene, Stochelo Rosenberg, Tchavolo Schmitt, ma questo è solo un effetto della popolarità raggiunta da questi chitarristi. Nell'ambiente gitano nessuno parla mai di "Django Reinhardt", ma solo di "Django". Nelle più vecchie registrazioni il suo nome era indifferentemente scritto come "Django" o "Jeangot", la cui lettura è molto simile per un francese (infatti leggendosi la "j" come una g molto dolce, tipica del francese, "dj" si legge quasi come una "g" dolce italiana), e mai si trova "Jean Baptiste Reinhardt". Secondo Babik Reinhardt, per capire l'interazione di un personaggio come lui con l'ambiente moderno, ricco e colto dei locali alla moda dell'epoca, bisogna escludere il concetto di adeguamento, di snaturamento, e pensare più alla capacità che mostrano da sempre i Rom di convivere con culture completamente diverse dalla loro, semplicemente ricavandoci una nicchia per sè. Woody Allen, nel suo film Accordi e disaccordi (titolo originale "Sweet and Lowdown"), fece volutamente un ritratto del protagonista in perfetto accordo con la biografia di Reinhardt, inventandone la vita e dicendo che era secondo solo a Django.

Django Reinhardt è conosciuto anche per dei modesti tentativi nel campo della pittura, ma la sua produzione è molto poco nota.
Alcuni brani di Reinhardt sono stati utilizzati come colonna sonora del videogioco Mafia, ambientato negli anni '30.
Nel film "Chocolat" di Lasse Hallström vi sono vari brani di D.Reinhardt, tra cui il tema centrale "Minor Swing", riscritto da Rachel Portman (nomination all'Oscar 2001 per la colonna sonora) ed eseguito dal protagonista Johnny Depp.

lunedì 2 giugno 2008

Festa della Repubblica italiana

La Festa della Repubblica italiana è la festa nazionale italiana celebrata ogni 2 giugno. Dopo alcuni decenni di abbandono, fu resa nuovamente giorno festivo nel 2000 su iniziativa del secondo governo Amato per impulso, principalmente, dell'allora Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi.
Di fatto è la principale festa nazionale civile italiana.

In questa data si ricorda il referendum istituzionale indetto a suffragio universale il 2 e il 3 giugno 1946 con il quale gli italiani venivano chiamati alle urne per esprimersi su quale forma di governo, monarchia o repubblica, dare al Paese, in seguito alla caduta del fascismo. Dopo 85 anni di regno, con 12.718.641 voti contro 10.718.502 l'Italia diventava repubblica e i monarchi di casa Savoia venivano esiliati.

Il 2 giugno celebra la nascita della nazione, in maniera simile al 14 luglio francese (anniversario della Presa della Bastiglia) e al 4 luglio statunitense (giorno in cui nel 1776 venne firmata la dichiarazione d'indipendenza).

In tutto il mondo le ambasciate italiane tengono un festeggiamento cui sono invitati i Capi di Stato del Paese ospitante. Da tutto il mondo arrivano al Presidente della Repubblica italiana gli auguri degli altri capi di Stato e speciali cerimonie ufficiali si tengono in Italia.
Prima della fondazione della Repubblica, la festa nazionale italiana era la prima domenica di giugno, anniversario della concessione dello Statuto Albertino.

Nel giugno del 1948 per la prima volta Via dei Fori Imperiali a Roma ospitava la parata militare in onore della Repubblica. L'anno seguente, con l'ingresso dell'Italia nella NATO, se ne svolsero dieci in contemporanea in tutto il Paese mentre nel 1950 la parata fu inserita per la prima volta nel protocollo delle celebrazioni ufficiali.

Attualmente il cerimoniale prevede la deposizione di una corona d'alloro al Milite Ignoto presso l'Altare della Patria a Roma e una parata militare alla presenza delle più alte cariche dello Stato.
Alla parata militare e durante la deposizione della corona d'alloro presso il Milite Ignoto, prendono parte tutte le Forze Armate, tutte le Forze di Polizia della Repubblica ed il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco e della Croce Rossa Italiana.
Nel 2005, l'allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ordinò che defilassero anche il Corpo di Polizia Municipale di Roma ed il personale civile della Protezione Civile. Prendono inoltre parte alla parata militare alcune delegazioni militari dell'ONU, della NATO, dell'Unione Europea e rappresentanze di reparti multinazionali che presentano una componente italiana.
Dalla sua istituzione sino alla sua temporanea abolizione, la parata militare poteva contare sulla sfilata di maggiore personale. Dopo la re-introduzione l'organico defilante fu ridotto notevolmente e nel 2006 venne praticamente eliminata la presenza di mezzi terrestri ed aerei per ragioni di bilancio.

La cerimonia prosegue nel pomeriggio con l'apertura al pubblico dei giardini del palazzo del Quirinale, sede della Presidenza della Repubblica Italiana, con esecuzioni musicali da parte dei complessi bandistici dell'Esercito Italiano, della Marina Militare Italiana, dell'Aeronautica Militare Italiana, dell'Arma dei Carabinieri, della Polizia di Stato, della Guardia di Finanza, del Corpo di Polizia Penitenziaria e del Corpo Forestale dello Stato.

martedì 27 maggio 2008

Gogol Bordello


I Gogol Bordello sono un gruppo musicale che nella propria musica esuberante mescola reggae, punk, hip hop e musica tradizionale ucraina, dando vita ad un genere che è stato definito come gipsy punk.
L'attuale formazione della band è formata da:
-Eugene Hütz, voce e chitarra
-Sergei Riabtsev, violino
-Yuri Lemeshev, seconda voce, fisarmonica
-Oren Kaplan, chitarra
-Thomas Gobena basso
-Rea Mochiach, basso e percussioni
-Eliot Fergusen, batteria
-Pamela Jintana Racine, percussioni
-Elizabeth Sun, percussioni

Gli strumenti musicali che usano sono i più diversi, dalla fisarmonica al fiddle, simil-violino, oltre al sax presente in alcuni dischi, il tutto mescolato al cabaret, la scena punk e il dub.

Hütz cita in un'intervista Jimi Hendrix tra le loro influenze in campo musicale, e Nikolai Gogol, di cui portano il nome, tra quelle in campo ideologico da cui un certo surrealismo, oltre a Manu Chao, Fugazi, Kalpakov, Rootsman e i Clash. In un'altra intervista rilasciata a MtvU.com, gli artisti che maggiormente hanno influenzato la band sono individuati nel gruppo The Stooges, in Sasha Kolpakov e Vladimir Visotsky.

Il loro suono è molto energetico e veloce, e le performance dal vivo sono rese spettacolari dalle coreografie, dalle due percussioniste e dall'estro del cantante.

Formatosi in un quartiere di New York nel 1993, sono conosciuti per i loro spettacoli frenetici e teatrali. Molte delle loro canzoni traggono ispirazione dalla musica tzigana, anche perché la maggior parte dei componenti è immigrato dall'Europa orientale, a partire dal loro leader Eugene Hütz allontanatosi dalla repubblica sovietica nel 1986 a causa del disastro di Chernobyl ed approdato a New York nel 1993. Qui conosce Vlad Solofar, Sasha Kazatchkoff ed Eliot Fergusen, quest'ultimo aggiunge una nota rock al suono del gruppo. Successivamente si unisce il violinista Sergei Riabtsev, già direttore teatrale a Mosca e perfetto per dare una ulteriore dose di bizzarria alla band.

I primi impieghi della band sono di semplice intrattenimento alle feste per i matrimoni di immigrati dall'Est Europa a New York. Il loro vero esordio musicale, un singolo, è stato pubblicato nel 1999, dopo di cui sono stati editi due album, un EP e un terzo disco in collaborazione con Tamir Muskat.

Nel 2005 hanno firmato un contratto con la casa discografica punk SideOneDummy Records.

Sono stati instancabilmente in tournèe in Europa e negli Stati Uniti d'America negli anni passati, ma le date fissate per il 2006 sono state cancellate per un problema fisico a un braccio di un componente. Molti dei concerti in cui hanno suonato non erano personali, ma facevano parte di festival musicali.

Recentemente, il loro singolo Start wearing purple è stato scelto come colonna sonora dei titoli di coda del film Ogni cosa è illuminata, dal romanzo omonimo di Jonathan Safran Foer, in cui Hütz ha anche uno dei ruoli principali. Il medesimo brano ha anche consentito al gruppo di guadagnarsi una nomination agli MtvU Woodie Awards 2006 nella categoria Left Field Woodie.Nel Luglio 2007 è stato pubblicato il loro ultimo album Super Taranta, contenente 14 canzoni, alcune delle quali sono state suonate durante il loro ultimo tour europeo.
Nel 2007, in occasione del Live Earth Eugene Hutz e Sergey Ryabtsev cantano con Madonna un mashup de "La Isla Bonita vs Lela Pala Tute".

Il cantante Eugene Hütz ha vissuto per un breve periodo anche in Italia, ed è rimasta traccia di questo suo soggiorno in alcune canzoni, dove si possono distinguere alcune imprecazioni in italiano; in una canzone, "Santa Marinella", il ritornello è in italiano e sono presenti varie bestemmie.

Nel 2005 Eugene Hütz ha partecipato come coprotagonista nel film Ogni cosa è illuminata, in cui interpreta la parte di Alex Pechov, un ragazzo di Odessa, Ucraina, che aiuta un americano (Elijah Wood) a ritrovare le radici della sua famiglia e nel frattempo scopre un po' delle sue. Nel 2008 partecipa all'esordio alla regia della popstar Madonna in Filth and Wisdom.

mercoledì 21 maggio 2008

Il popolo Rom

Il termine rom (in lingua romaní "rrom") fa riferimento a una delle etnie della popolazione romaní (anche detta degli zingari) originaria dell'India del Nord (media valle del Gange, oggi Uttar Pradesh) che ha lasciato l'India all'inizio dell'undicesimo secolo per giungere in Asia Minore alla fine dello stesso secolo.

I rom propriamente detti, si definiscono essi stessi rom e parlano la Lingua romaní, diffusa soprattutto nell'Europa dell'Est e in America.

Si stima che nel mondo ci siano tra i 12 e i 15 milioni di rom. Tuttavia il numero ufficiale di rom è incerto in molti paesi. Questo anche perché molti di loro rifiutano di farsi registrare come di etnia rom per paura di discriminazioni.

In Italia si stima che siano 45.000 rom di antico insediamento, di questi circa l'80% è cittadino italiano, il restante 20%, è costituito da rom provenienti dai paesi dell'Est Europa.

L'assenza di antichi documenti scritti ha comportato che per lungo tempo le origini e la storia dei rom fossero un enigma. Fino a che due secoli fa, gli antropologi ipotizzarono un origina indiana sulla base di prove legate alla lingua parlata dai rom.

La maggioranza degli storici accetta la tesi dell'origina indiana, tuttavia qualcuno ipotizza che la lingua rom sia il frutto del contatto tra questi e mercanti indiani.

Un altro indizio dell'origine indiana dei rom è la diffusione di cromosoma Y tipo H-M82 (presente nel 47.3% degli individui di sesso maschile rom), rarissimo al di fuori del subcontinente indiano. A questa caratteristica genetica si aggiunge anche la particolarità dei filamenti di DNA di tipo M contenuto nei mitocondri, tipico delle popolazioni indiane. Si pensa quindi che le popolazioni rom abbiano tendenzialmente una discendenza comune da un gruppo originario proveniente dall'India circa quaranta generazioni fa, successivamente frazionatosi.

Si ritiene che il termine rom provenga dal sanscrito Dxomba (ड़ोमब) che designava gli artisti
nell'India antica, in particolare indicava cantanti, ballerini, attori e percussionisti, che trasmettevano al popolo la saggezza indiana in un linguaggio più accessibile del sanscrito. Sotto le occupazioni moghol e soprattutto britannica la parola ha preso un senso peggiorativo che non aveva nell'India antica. Oggi, in Lingua romaní, rom significa uomo, marito e designa l'etnia stessa solamente presso i rom propriamente detti.

A volte vengono usati per indicare i rom anche altri nomi meno precisi poichè accomunano ai rom anche altre etnie, ad esempio in italiano zingari e gitani, in inglese gipsy, in spagnolo e in catalano gitanos, in portoghese cigano, in tedesco Zigeuner.

Del popolo orginario dell'India in realtà, i rom si distinguono da:

i kalé o gitani che hanno perduto l'uso della lingua rom, si definiscono kalé e vivono soprattutto in Spagna e in Sud America
i sinti (o sinte), tra i quali si possono distinguere i sinti piemontesi e lombardi, la cui lingua é largamente influenzata dall'italiano e dal piemontese, e i Sinti del Nord, la cui lingua è influenzata dal tedesco e dall'alsaziano. Essi si definiscono Sinti e sono chiamati manouches dai francesi.

All'interno del popolo rom vengono inoltre individuati dei sottogruppi sulla base di un criterio principalmente ergonimico (fatta sulla base del lavoro svolto):
Căldărari (o anche Kotlar(i) o Kalderash o Kalderásha) originari dei Balcani e migrati anche in Nord America e Europa Centrale, tradizionalmente dediti al mestiere del ramaio;

Lovára: allevatori e commercianti di cavalli (dall'ungherese ló = cavallo);
Churára o čurára: affilatori di coltelli (dal romaní čurín = coltello);

Machwáya, Boyásha e altri.

Ad ogni sottogruppo si fa seguire una ulteriore divisione per nazionalità (nátsija), quindi per discendenza (vítsa) prendendo il nome del capostipite, quindi per famiglia, per arrivare all'individuo.

La famiglia (padre, madre, figli) è la struttura base della comunità rom. Oltre essa si pone la famiglia estesa, che comprende i parenti con i quali vengono sovente mantenuti i rapporti di convivenza nello stesso gruppo, comunanza di interessi e di affari. Oltre alla famiglia estesa, presso i rom esiste la kumpánia, cioè l’insieme di più famiglie non necessariamente unite fra loro da legami di parentela, ma tutte appartenenti allo stesso gruppo ed allo stesso sottogruppo o a sottogruppi affini.
I rom adottano la religione appartenente alle popolazioni locali fra cui vivono, perché considerano la religione come un elemento culturale che deve essere acquisito per realizzare una buona integrazione sociale. Nella tradizione rom il rispetto reciproco tra le persone e i gruppi, compresi i gruppi confessionali, è più importante che l'ideologia religiosa.
Nei luoghi di pellegrinaggio si vedono rom di differenti confessioni.

Nei Balcani la maggioranza dei rom è ortodossa, in Italia sono soprattutto cattolici, come in Spagna e in Sud America, ma ci sono sempre più rom evangelici.

Porajmos (in lingua rom: «devastazione», «grande divoramento»), è il termine con cui i rom descrivono il tentativo del regime nazista di sterminare il loro popolo.
Durante l'olocausto i rom subirono persecuzioni pari a quelle degli ebrei. Nel 1935 la legge di Norimberga privò i rom della cittadinanza tedesca, dopo quella data essi furono oggetto di violenze, imprigionati in campi di concentramento e successivamente soggetti a un vero e proprio genocidio nei campi di sterminio nazisti. Questa politica di sterminio fu attuata anche nei territori occupati dalla Germania durante la guerra e dai loro alleati e in particolare dalla Croazia, dalla Romania e dall'Ungheria.

Poiché non si conosce con accuratezza il numero di rom che al 1935 vivevano in quei territori, è difficile dire con precisione quante furono le vittime. Ian Hancock, direttore del Programma di studi Rom presso l'Università del Texas ad Austin, suggerisce una cifra che oscilla tra le 500 mila e il milione e mezzo di vittime, mentre un stima di 220/500 mila vittime è fatta da Sybil Milton, storico dell'"Holocaust Memorial Museum".

Nell'Europa centrale, nei protettorati di Boemia e Moravia, lo sterminio fu così accurato che portò alla completa scomparsa della lingua rom-boema.

Dopo la seconda guerra mondiale ha preso forma un movimento che è arrivato in occasione del primo congresso nel 1971 a Londra alla creazione dell'Unione Internazionale dei Rom. Questa Unione mira al riconoscimento di un'identità e di un patrimonio culturale e linguistico nazionale senza stato né territorio, cioè presente in tutti i paesi europei.

martedì 6 maggio 2008

Den' Pobedy (День победы), il giorno della vittoria

Den' Pobedy, il giorno della vittoria. Questa é la data che in quasi tutta Europa segna la fine della Seconda Guerra Mondiale: per i russi il 9 maggio é la festa civile per eccellenza. Loro non dicono Seconda Guerra Mondiale ma la Seconda Grande Guerra Patriottica (Vtoraja Velikaja Otecestvennaja Vojnà) - la prima é quella del 1812 su Napoleone.

Una guerra cominciata nel giugno del 1941 (tremava il cielo nel giugno '41 scrive il poeta Evgenij Evtushenko ricordando la sua fuga di ragazzino sfollato) con l'invasione delle truppe tedesche. Quanto a sorpresa rimane ancora un enigma della storia, perché la voce di Stalin tacerà fino al 3 luglio, gettando nello sconforto un paese allo sbando, che oltretutto aveva perso nelle purghe degli anni '3O tutti i generali migliori. Il discorso di Stalin alla radio, appellandosi ai fratelli patrioti, e non come al solito ai tovarishi, dà il via a una riscossa dolorosissima, che ha come episodi più famosi l'assedio di Leningrado, durato oltre novecento giorni, e la battaglia di Stalingrado.

L'Unione Sovietica é stato il paese più crudelmente devastato; nelle sue province più occidentali, in Ucraina e Bielorussia, particolarmente feroce é stata la deportazione degli ebrei (la strage di Baby Jar a Kiev, dolorosamente cantata dal già citato Evtushenko, é un episodio terribile e trascurato di una tragedia che al giorno d'oggi sembra ripetersi con foschi segnali).

I morti alla fine sono oltre venti milioni, e ancora oggi il gap tra uomini e donne in Russia non é stato colmato.
I ricordi di questa giornata coinvolgono vecchi e giovani: sin dal mattino tutti si salutano s prazdnikom (buona festa) in modo affettuoso e solenne. Chi sceglie gli immensi boschi di betulle per i picnic a base di shashlik (spiedini) non dimentica di brindare alla vittoria, alla vita, alle vittime della guerra.
Si leggono poesie, si ripercorrono memorie familiari; nelle città invece si organizzano parate militari, sfilate di veterani a cui gettare fiori. Non si dimenticano le donne rimaste a casa, e quelle che al fronte hanno combattuto il nemico financo in squadriglie agguerrite di piloti. La serata si conclude ai primi cenni della notte con i saljut, ovvero i fuochi artificiali che illuminano il cielo terso e chiaro di maggio.

Nessun russo può dimenticare il Den' Pobedy: per i nostri occhi più smaliziati questa festa può apparire piena di retorica, di frasi fatte, di mentalità militare e sciovinista. Ma per la Russia confusa di oggi il ricordo di una grande vittoria dà un segno tangibile di speranza. Ci sono veterani morti di crepacuore quando delle inchieste televisive hanno gettato delle ombre sul destino sovietico nella guerra. E' a loro che va il più grande rispetto. E ai bambini, a tutti gli innocenti morti in questa guerra infinita. S prasdnikom, za zdorov'e.

martedì 26 febbraio 2008

Rosa Parks



Rosa Louise Parks (all'anagrafe Rosa Louise McCauley; Tuskegee, 4 febbraio 1913 – Detroit, 24 ottobre 2005) è stata una attivista statunitense afroamericana, figura-simbolo del movimento per i diritti civili statunitense, famosa per aver rifiutato nel 1955 di cedere il posto dell'autobus ad un bianco, dando così origine al boicottaggio degli autobus di Montgomery.

Figlia di James e Loeona McCauley, di confessione metodista, nel 1932 sposò Raymond Parks, attivo nel movimento per i diritti civili.
Ha passato buona parte della sua vita a lavorare come sarta in un grande magazzino.

A partire dal 1943, Parks aderì al Movimento per i Diritti Civili americano e diventò segretaria della sezione di Montgomery della National Association for the Advancement of Colored People (NAACP).
A metà del 1955 iniziò a frequentare un centro educativo per i diritti dei lavoratori e l'uguaglianza razziale, la Highlander Folk School.

L'1 dicembre del 1955, a Montgomery, Rosa si rifiutò di obbedire all'ordine del conducente dell'autobus James Blake che le intimava di lasciare il posto a sedere e spostarsi nella parte posteriore del pullman per fare spazio ai bianchi; Rosa era stanca di essere trattata come una cittadina di seconda classe e rimase al suo posto.
Per questo fu arrestata e incarcerata per condotta impropria e per aver violato le norme cittadine.

Quella notte, cinquanta leader della comunità afro-americana, guidati dall'allora sconosciuto Martin Luther King si riunirono per decidere le azioni da intraprendere per reagire all'accaduto. Il giorno successivo incominciò il boicottaggio dei mezzi pubblici di Montgomery, protesta che durò per 381 giorni; dozzine di pullman rimasero fermi per mesi finché non fu rimossa la legge che legalizzava la segregazione.
Questi eventi diedero inizio a numerose altre proteste in molte parti del paese.
Lo stesso King scrisse sull'episodio descrivendolo come "l'espressione individuale di una bramosia infinita di dignità umana e libertà" "Rimase seduta a quel posto in nome dei soprusi accumulati giorno dopo giorno e della sconfinata aspirazione delle generazioni future".

Nel 1956 il caso della signora Parks arrivò alla Corte Suprema degli Stati Uniti d'America, che decretò incostituzionale la segregazione sui pullman pubblici.
Da quel momento, Parks divenne un'icona del movimento per i diritti civili.
Ricevette numerose minacce di morte e non riuscì a trovare più lavoro, quindi si trasferì a Detroit, nel Michigan, all'inizio degli anni Sessanta, dove ricominciò a lavorare come sarta.

Dal 1965 al 1988 lavorò come segretaria per il membro del congresso John Conyers.
Nel febbraio del 1987 Parks fondò il Rosa and Raymond Parks Institute for Self Development insieme a Elaine Eason Steele in onore del marito Raymond Parks. Nel 1999 ha ottenuto la medaglia d'oro al merito del Congresso.
È morta a Detroit per cause naturali il 24 ottobre del 2005.

martedì 19 febbraio 2008

Il Kosovo proclama l'indipendenza

Il dado è tratto. Il Kosovo «è uno Stato orgoglioso, indipendente e libero». Lo ha detto il premier Hashim Thaci, parlando alla riunione straordinaria del Parlamento di Pristina, che ha in agenda due temi: oltre alla dichiarazione d'indipendenza, l'adozione dei simboli dello Stato. «Siamo fra le nazioni democratiche libere» ha aggiunto Thaci. Il Parlamento ha approvato con un voto formale la dichiarazione d'indipendenza. «Il Kosovo è uno Stato sovrano, indipendente e democratico» ha annunciato il presidente del Parlamento, Jakup Kuasniqi, che ha firmato la dichiarazione insieme allo stesso Thaci e al presidente Fatmir Sejdiu. Poi l'annuncio pubblico.

Immediata la risposta serba, per bocca del Capo dello Stato. Boris Tadic ha detto che il suo Paese non riconoscerà mai l'indipendenza del Kosovo. «Belgrado ha reagito e reagirà con tutti i mezzi pacifici, diplomatici e legali per annullare quanto messo in atto dalle istituzioni del Kosovo». E il premier serbo Kostunica: «Nasce illegalmente uno Stato fantoccio. Il Kosovo è un falso Stato». Intanto a Belgrado ci sono stati scontri tra manifestanti serbi e polizia, davanti all'ambasciata americana e in altri punti della città.

In Kosovo invece la proclamazione dell'indipendenza ha generato una forte euforia in tutto il Paese. Già da sabato sera Pristina aveva vissuto ore di entusiasmo collettivo: sirene, clacson, auto in festa per le strade, mentre la gente festeggiava al grido «Kosovo, Kosovo!». Domenica sono arrivate le prime corriere dall'Albania, con gruppi di persone decise a unirsi ai «fratelli» kosovari per festeggiare. Ovunque striscioni e poster con slogan patriottici e messaggi d'auguri, ma anche inviti alla moderazione, oltre che bandiere albanesi (rosse con l'aquila nera al centro) e americane. Qua e là pure vessilli dell'Ue e di qualche singolo Paese europeo.

«Tutti i preparativi sono stati ultimati, ogni passo delle istituzioni sarà coordinato con i partner internazionali» aveva spiegato Thaci prima della dichiarazione, ribadendo che l'implementazione dell'indipendenza verrà coordinata con l'Unione Europea. Il premier aveva ribadito che «l’influenza di Belgrado sul Kosovo è definitivamente tramontata», pur impegnandosi a difendere la minoranza serba «in ogni circostanza».

Dall’Africa, dove è impegnato in un tour di sei giorni, il presidente americano Bush non ha mancato di rinnovare il suo sostegno al Kosovo: «Siamo rincuorati dal fatto che il governo abbia chiaramente proclamato la sua volontà e il suo desiderio di sostenere i diritti dei serbi in Kosovo - ha detto da Dar Es Salaam, in Tanzania, aggiungendo che gli Stati Uniti continueranno a lavorare con i loro alleati per prevenire future violenze -. Crediamo inoltre che sia nell’interesse della Serbia essere allineata con l’Europa e che il popolo serbo sappia che ha un amico nell’America».

Ben diversa la posizione della Russia, che subito dopo la proclamazione dell'indipendenza, ha chiesto una riunione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, sottolineando che supporterà pienamente le istanze giustificate della Serbia che vuole restaurare la sovranità sul Kosovo.

L’Unione europea si appella invece alla calma, e ammonisce che «la comunità internazionale non tollererà alcuna azione violenta in Kosovo». Il portavoce del Consiglio Ue, Jens Mester, si è rivolto sia alla maggioranza albanese che alla minoranza serba: «Ci appelliamo a tutte le parti in Kosovo e nella regione allargata a rimanere calmi e a non reagire a qualsiasi provocazione».

(Corriere della Sera.it)

Fidel Castro lascia la presidenza di Cuba

Per Cuba è la fine di un'epoca: Fidel Castro leader indiscusso dell'isola per 49 anni lascia definitivamente tutti gli incarichi politici. L'annuncio è ufficiale ed è stato diramato dalle pagine del Granma, organo del Partito comunista cubano.

Non ha voluto aspettare il 24 febbraio prossimo, Fidel, data nella quale l'assemblea nazionale sarà convocata per eleggere il presidente del Consiglio di Stato. Il Lider Maximo ha gettato la spugna prima, con l'evidente coscienza di un uomo che sa di non potercela più fare a portare avanti un Paese. Per chi mastica bene il linguaggio di Castro e segue i suoi lunghissimi discorsi da anni, però, era evidente che qualcosa sarebbe cambiato molto presto. Qualche giorno fa, in una sua lettera, infatti, Castro aveva annunciato che a breve avrebbe dato a tutti una notizia di “grande interesse”. E così è stato. “Non cercherò né accetterò l'incarico di presidente del Consiglio di Stato e comandante in Capo” ha detto Fidel, scatenando subito un tam tam internazionale intorno alle sue condizioni di salute. Più semplicemente, Fidel, è consapevole del grande impegno, sia fisico che mentale, che richiede quel ruolo e sembra essere ormai cosciente del fatto che a 81 anni, e una grave malattia che lo tiene fermo da un anno e mezzo, forse non ha più le forze necessarie per andare avanti. Quindi largo a Raul, vicepresidente di Cuba (e fratello di Fidel) che ottiene ufficialmente tutti i poteri previsti dalla Costituzione cubana (almeno fino a domenica 24 data in si deciderà il prossimo futuro di Cuba) .


Erano state quasi un plebiscito per Fidel le ultime elezioni politiche. Sia lui che Raul, infatti, avevano ottenuto una valanga di voti. E lo stesso comandante aveva ringraziato la popolazione per la fiducia accordata: “Mi avete fatto un grande onore eleggendomi a membro del parlamento – ha detto Fidel – adesso è arrivato il momento di eleggere i membri del Consiglio di Stato, il suo presidente e un vicepresidente”. E confida sul mix di anziani e giovani che la classe politica cubana è stata capace di generare nel corso degli ultimi anni, strizzando l'occhio soprattutto ai giovani che avverte con un messaggio: “Il cammino sarà difficile e richiederà lo sforzo intelligente di tutti”.


Sicuramente dopo l'amarezza iniziale per l'annuncio di Castro i cubani dovranno trovare qualche rimedio. Sembra scontata l'elezione alla presidenza del Consiglio di Stato di Raul, fan della politica socioeconomica cinese anche se sono molti quelli che credono che una piccola percentuale di possibilità la possano avere anche Felipe Perez Roque, attuale cancelliere e giovane di buone speranze e Ricardo Alarcon, presidente del Parlamento e protagonista negli ultimi giorni di un video nel quale i giovani del Partito lo incalzano con domande sul loro futuro e sul futuro del Paese. Di certo Fidel, finchè potrà, vigilerà su tutti quelli che avranno il bastone del comando. “Non vi dico addio – scrive il Lider Maximo nella lettera pubblicata sul Granma - Spero di combattere come un soldato delle idee e continuerò a scrivere e forse la mia voce verrà ascoltata”
E' sicuro, però che la figura di Castro rimarrà sempre presente e indelebile nel cuore e nell'anima dei cubani. Nel bene e nel male. Pochi giorni ancora e sarà più chiara la direzione di Cuba per i prossimi decenni.


(Alessandro Grandi, Peacereporter.net)

lunedì 18 febbraio 2008

Didgeridoo



Didgeridoo (trascritto anche come didgeridù, didjeridoo o didjeridu) è una parola di origine onomatopeica con la quale gli occidentali designano l'antico strumento a fiato degli aborigeni australiani.

Questo strumento in Australia viene indicato con almeno cinquanta nomi diversi, a seconda delle etnie che popolano il paese: oltre a yidaki e mago rispettivamente del Nord Est Arnhem Land e West Arnhem Land troviamo djalupu, djubini, ganbag, gamalag, maluk, yirago, yiraki...

Il didgeridoo è propriamente originario degli Aborigeni dell'Australia (Oceania) settentrionale. Non esistono fonti affidabili che ne certifichino con esattezza l'età, ma è ipotizzabile che abbia una vita compresa tra i duemila ed i quindicimila anni.

Classificato come strumento musicale nella categoria degli aerofoni ad ancia labiale, il didgeridoo ha la forma di un tubo leggermente conico di lunghezza variabile da circa un metro, un metro e mezzo, fino ai due metri e mezzo.

È ricavato da un ramo di eucalipto (pianta assai diffusa nel Nord dell'Australia), scelto tra quelli il cui interno è stato scavato dalle termiti.

Scortecciato, ripulito e accuratamente rifinito, lo strumento viene poi decorato e colorato con pitture tradizionali che richiamano la mitologia aborigena.

Gli aborigeni lo utilizzano non solo come strumento a fiato, nel quale soffiano e al tempo stesso pronunciano parole, suoni, rumori, ma anche come strumento di percussione, se colpito con i clap stick (bastoncini in legno usati come percussioni) o con un boomerang.
Viene suonato con la tecnica della respirazione circolare.

giovedì 14 febbraio 2008

Lokua Kanza

Lokua Kanza è nato a Bukavu nel 1958, nella Repubblica Democratica del Congo (ex Zaïre), da padre congolese e madre ruandese.
Suo padre (uno dei primi congolesi a comandare un battello sul fiume Congo), apparteneva all’etnia Mongo, rinomata per la ricca tradizione di canti polifonici. Ambedue i genitori gli hanno donato la sensibilità per il lirismo, per le linee melodiche dolci e raffinate.

Il giovane Lokua comincia a cantare nella corale della chiesa a Kinshasa, studia al Conservatorio chitarra classica e parallelamente si appassiona ai ritmi che fanno vibrare le notti della capitale: la rumba di Franco, l´afro-beat di Fela Kuti, il funk di James Brown.

"A 13 anni - dice Lokua Kanza - ho visto un concerto di Miriam Makeba e da allora ho deciso di diventare un cantante".

Un amico, il musicista Ray Lema, gli regalerà la sua prima chitarra, con cui comincia a suonare nei bar la rumba congolese. Forte della sua formazione che spazia dalla musica classica a quella tradizionale e popolare, a 19 anni gli è offerta la direzione dell´orchestra del Ballet National de Kinshasa.

Nel 1988 incontrerà nuovamente Ray Lema a Parigi con il quale inciderà l´album Bwana Zoulou Gang. Partecipa alla realizzazione del disco Le voyageur di Papa Wemba, dove elabora gli arrangiamenti per i cori.

Nel 1991 canta assieme a Manu Dibango, "la persona che mi ha offerto la chance di cantare da solo".
Nel 1992 Lokua Kanza debutta all´Olympia di Parigi con la cantante beninese Angelique Kidjo e nello stesso anno realizza il suo primo album Lokua Kanza (ripubblicato dalla Universal).

Dopo il capolavoro Wapi Yo (1995), ancora una volta Lokua Kanza regala intense emozioni con le canzoni del disco Toyebi Tè, suo quarto album, che miscela con gusto sia i richiami alla terra d’origine che le sonorità moderne della world music.

mercoledì 6 febbraio 2008

Oscar Pistorius

Oscar Pistorius è nato a Pretoria il 22 novembre 1986, è un atleta sudafricano, campione paralimpico nel 2004 sui 200 m piani.

Soprannominato The fastest thing on no legs, Pistorius è un amputato bilaterale detentore del record del mondo sui 100, 200 e 400 m piani. Corre grazie a particolari protesi in fibra di carbonio.

Pistorius nacque con una grave malformazione (non aveva i talloni), che lo costrinse, all'età di undici mesi, all'amputazione delle gambe.
Negli anni del liceo praticò il rugby e la pallanuoto, poi un infortunio lo portò all'atletica leggera, dapprima per motivi di riabilitazione, poi per scelta.
Il suo primo appuntamento ufficiale di rilievo furono le Paralimpiadi di Atene del 2004.
A diciassette anni vinse il bronzo sui 100 metri e l'oro sui 200, battendo anche atleti amputati singoli più quotati di lui, come gli statunitensi Marlon Shirley e Brian Frasure.

Fin dal 2005 ha espresso il desiderio di poter correre coi normodotati alle Olimpiadi di Pechino 2008.
La IAAF il 13 gennaio 2008 ha respinto questa richiesta, sostenendo che "un atleta che utilizzi queste protesi ha un vantaggio meccanico dimostrabile (più del 30%) se confrontato con qualcuno che non usi le protesi".

Un parziale successo Pistorius però lo ottenne nel giugno del 2007, quando gli organizzatori del Golden Gala di Roma lo hanno ammesso a competere coi normodotati sui 400 metri.
Il 13 luglio 2007, Pistorius quindi gareggia nello Stadio Olimpico di Roma per il gruppo B del Golden Gala, assieme ad alteti normodotati, ottenendo la seconda posizione.

Pistorius detiene il record del mondo per amputati su tutte e tre le distanze su cui corre: 10.91 sui 100, 21.58 sui 200 e 46.56 sui 400.

domenica 27 gennaio 2008

Se questo è un uomo

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case;
Voi che trovate tornando la sera
Il cibo caldo e visi amici:

Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce la pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì e per un no

Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno:

Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole:
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,

Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli:
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri cari torcano il viso da voi.

(Primo Levi)

sabato 26 gennaio 2008

Giorno della Memoria

Il Giorno della Memoria è una ricorrenza istituita con la legge n. 211 del 20 luglio 2000 dal Parlamento italiano che ha in tal modo aderito alla proposta internazionale di dichiarare il 27 gennaio come giornata per commemorare le vittime del nazionalsocialismo e dell'Olocausto. Il testo dell'articolo 1 della legge così definisce le finalità del Giorno della Memoria:

« La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati. »

La scelta della data ricorda il 27 gennaio 1945 quando le truppe sovietiche dell'Armata Rossa, nel corso dell'offensiva in direzione di Berlino, arrivarono presso la città polacca di Oświęcim (nota con il nome tedesco di Auschwitz), scoprendo il suo tristemente famoso campo di concentramento e liberandone i pochi superstiti. La scoperta di Auschwitz e le testimonianze dei sopravvissuti rivelarono compiutamente per la prima volta al mondo l'orrore del genocidio nazista.

“Sono passati già più di cinquant’anni dalla fine della Seconda guerra mondiale. Il cuore ha dimenticato molto, soprattutto luoghi, date, nomi di persone, ma malgrado ciò sento quei giorni con tutto il mio corpo. Ogni volta che piove, fa freddo o soffia un forte vento, torno nel ghetto, nel campo di concentramento o nel bosco dove ho trascorso molti giorni. A quanto pare la memoria ha radici profonde nel corpo. A volte bastano l’odore del fieno che marcisce o il grido di un uccello per trascinarmi lontano e dentro di me”. Aharon Appelfeld

mercoledì 23 gennaio 2008

Arrigo Boldrini, "Bulow"

Nato a Ravenna il 6 settembre 1915, morto a Ravenna il 22 gennaio 2008 Medaglia d’Oro al Valor militare, Presidente onorario dell'ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d'Italia).

Le operazioni belliche erano ancora in corso quando, il 4 febbraio 1945, il generale Mac Creery, comandante dell’VIII Armata, appuntò sul petto del "comandante Bulow" (questo il nome di battaglia di Boldrini) la Medaglia d’Oro al Valor militare. La cerimonia si svolse sulla piazza di Ravenna liberata proprio dalle formazioni di Bulow, che da quel momento si sarebbero aggregate alle armate anglo-americane sino alla resa totale dei nazifascisti.Impossibile dire di Boldrini in poche righe, a cominciare dall’educazione all’amore per la libertà ricevuta dal padre, una popolare figura di internazionalista romagnolo, sino alle sue gesta nella Resistenza e sino all’attività politica e parlamentare nel dopoguerra. Ci hanno provato Silvia Saporelli e Fausto Pullano in un bel documentario presentato il 6 ottobre 1999 nella sala Zuccari di Palazzo Giustiniani. Erano presenti i Presidenti di Camera e Senato e seduto in prima fila c’era proprio "Bulow", "un uomo di pace che – come ha sottolineato il Presidente Mancino – ha sempre onorato la Patria, il Parlamento e la sua parte politica".Di Arrigo Boldrini, parlamentare per diverse legislature e presidente nazionale dell’ANPI, ha scritto a suo tempo Gian Carlo Pajetta: "È un eroe. Non è il soldato che ha compiuto un giorno un atto disperato, supremo, di valore. Non è un ufficiale che ha avuto un’idea geniale in una battaglia decisiva. È il compagno che ha fatto giorno per giorno il suo lavoro, il suo dovere; il partigiano che ha messo insieme il distaccamento, ne ha fatto una brigata, ha trovato le armi, ha raccolto gli uomini, li ha condotti, li conduce al fuoco".Al 14° Congresso nazionale dell’ANPI – che si è tenuto a Chianciano Terme dal 24 al 26 febbraio 2006 – per la prima volta dalla costituzione dell’Associazione che ha sempre guidato, non era presente, "Bulow". Motivi di salute gli hanno impedito di partecipare all’assemblea che, con una "standing ovation", ha acclamato Arrigo Boldrini Presidente onorario. Presidente è poi stato eletto Tino Casali, già Vice Presidente vicario.


(dal sito dell'ANPI)

lunedì 21 gennaio 2008

L'ultimo saluto di Cantù a Pozzecco

L’emozione che il Pianella ha tributato a Gianmarco Pozzecco è uno spot per il fair play sportivo. Prima dell’inizio dell’incontro, durante la presentazione delle squadre, al suo ingresso in campo, rigorosamente per ultimo per la Pierrel, Pozzecco si è ritrovato sommerso di applausi all’interno di una standing ovation generale con la curva canturina che srotolava uno striscione con scritto: POZZECCO: UN SALUTO AL NOSTRO MIGLIOR “PEGGIOR NEMICO”.
Lacrime per il Pozz nazionale che è stato travolto da un’emozione che poi, dopo la partita, avrebbe rivelato essere una delle più grandi della sua vita. Un inchino verso la curva ed un gesto ad indicare la maglia del suo grande amico Chicco Ravaglia appesa al soffitto. Poi di nuovo lacrime di commozione, questa volta alla fine della partita. Altra standing ovation, questa volta invitando Pozzecco a fare il suo famoso “aeroplano”, gesto che una volta utilizzava come presa in giro per i “suoi” nemici canturini e che oggi è stato addirittura invitato a fare, proprio sotto la curva degli Eagles, come saluto per il pubblico di Cantù contro il quale in passato ha combattuto tantissime battaglie sempre all’insegna della sportività.

“Ho giocato a Bologna e mi hanno applaudito e me l’aspettavo, ho giocato a Rieti e potevo aspettarmelo. Sono tornato a Varese e non aspettavo altro – così Pozzecco ha iniziato a commentare le emozioni che gli ha regalato il pubblico canturino – Parlo così perché secondo me quello che ha dimostrato oggi il pubblico di Cantù è encomiabile, abbiamo dato una dimostrazione di sportività assoluta. Non sono io il protagonista ma il pubblico di Cantù. In settimana sono entrato in alcuni siti, chat e forum, dove i tifosi canturini parlavano bene di me però non avrei mai e mai pensato che la gente di Cantù mi potesse tributare una cosa del genere. Non ci sono parole per descrivere la mia gratitudine: un olimpiade, uno scudetto, l’applauso che ricevo ogni volta che entro a Varese e “questo” sono le cose che mi porterò dentro per tutto il resto della mia vita. Non mi interessa aver vinto una Coppa Italia, una Supercoppa perché questo mi ripaga di tutti i sacrifici che ho fatto nella mia vita. Ringrazio dalla signora Rina a tutto il pubblico di Cantù perché mi hanno regalato una delle soddisfazioni più belle della mia vita”. Poi il Pozz continua… “Non so se vi ricordate: noi eravamo nemici storici ed io qui ero il più odiato. Lo striscione è stato qualcosa di incredibile, spero che me lo regalino! Me lo metterò in camera, tutto arrotolato sulle pareti”. Non con tutti gli avversari avrebbero fatto altrettanto. Hanno tributato questo saluto al personaggio che sei… “La gente ha sempre pensato “magari giocasse con noi”, pur odiandomi. Così hanno riconosciuto che io sono sempre sceso in campo per divertirmi e divertire dando tutto per la maglia che portavo. Penso che il pubblico di Cantù mi abbia riconosciuto più di quanto io valga in realtà come persona, però per me è orgoglio puro l’aver ricevuto un’accoglienza simile. Per me è come se avessimo ricordato tutti insieme per l’ultima volta Chicco e penso che questa non sia una cosa da poco”.

Un tributo ad un uomo che è stato ed è ancora oggi il miglior veicolo promozionale per il basket di casa nostra, una persona genuina e trasparente capace di trasmettere emozioni all’interno e fuori dai palazzi. Uno spot di fair play che deve poter insegnare a generazioni di giovani proprio in un momento in cui altri sport hanno la necessità di far diventare una regola il salutarsi alla conclusione di una sfida. Onore al Pianella ed a questo splendido avversario che è stato Gianmarco Pozzecco.
(dal sito ufficiale della pallacanestro Cantù)

domenica 20 gennaio 2008

Duilio Loi

Duilio Loi (Trieste, 19 aprile 1929 – Tarzo, 20 gennaio 2008) è stato un pugile italiano. In 14 anni di carriera diede la scalata, con tenacia ammirevole, al titolo di campione d'Italia, di campione d'Europa e campione del Mondo.

Non possedeva un pugno potente, ma molta velocità ed una tecnica così ricca da mettere spesso in difficoltà avversari più forti di lui e consentirgli persino vittorie per k.o., ottenute con doppiette al fegato ed al mento. Non si lasciò mai suggestionare dal successo e seppe ritirarsi in tempo, subito dopo la sua maggiore affermazione.

Nato da madre triestina e padre sardo (di Cagliari, capomacchinista di navi mercantili), Duilio Loi all'età di sedici anni cominciò a frequentare la palestra di Dario Bensi a Genova, città nella quale si era trasferito da ragazzo.
Nel 1948, seguendo i consigli dell’ex campione Amedeo Dejana, passò al professionismo con Umberto Branchini quale procuratore e, dopo 32 incontri (30 vinti e due pareggi), in quello con Gianni Uboldi (18 luglio 1951, a Milano) conquistò il titolo di campione d'Italia dei pesi leggeri.

L'anno dopo tentò di strappare il titolo europeo al danese Jorgen Johanssen, ma fu sconfitto ai punti; tornò ad incontrarlo (6 febbraio 1954, a Milano), e questa volta riuscì a batterlo.
Difese il titolo europeo contro Visentin, il francese Herbillon, Garbelli, Ferrer, lo spagnolo Hernandez, il francese Chiocca e Vecchatto.

Nel 1959 passò alla categoria dei pesi welter e, dopo aver conquistato il titolo europeo, si guadagnò anche quello mondiale sconfiggendo (1 settembre 1960, a Milano) il portoricano Carlos Ortiz che lo aveva battuto al primo incontro (15 giugno 1960, a San Francisco).
Con un altro incontro (10 maggio 1961), Loi confermò la sua superiorità su Ortiz. Tuttavia nello stesso anno (21 ottobre 1961, a Milano) era costretto alla parità dallo statunitense Eddi Perkins che poi gli toglieva il titolo mondiale (14 settembre 1962, a Milano). Ma per poche settimane, perché Loi lo riconquistava (15 dicembre 1962, sempre a Milano) e chiudeva così in bellezza la sua carriera a 33 anni.

Il 4 gennaio 2005 è stato inserito nella Hall of Fame di Canastota (New York).
Negli ultimi anni Duilio Loi viveva a Milano, era presidente del FAP (Federazione Autonoma sindacato ex Pugili), ed era affetto dal morbo di Alzheimer.
Si è spento a Tarzo (TV) oggi 20 gennaio 2008.

giovedì 17 gennaio 2008

Barak Obama

Barack Hussein Obama Jr. (Honolulu, 4 agosto 1961) è un senatore statunitense.
Membro del Partito Democratico, è il Senatore junior per l'Illinois ed è attualmente l'unico senatore afroamericano.
Ha ricevuto una vasta notorietà nazionale a partire dalla Convention democratica del 2004, in cui Obama, che allora era membro del Senato Statale dell'Illinois, pronunciò il discorso introduttivo.
Il 10 febbraio 2007 Obama ha annunciato ufficialmente la sua candidatura per le elezioni presidenziali del 2008.
Recenti sondaggi lo collocano secondo - in salita - nelle scelte degli elettori democratici, subito dopo la senatrice Hillary Rodham Clinton.
Il 3 gennaio 2008 ha vinto le elezioni primarie nell'Iowa con quasi il 38% dei voti, davanti a John Edwards (che ne ha avuto circa il 30%) e Hillary Clinton (29%). Sebbene i sondaggi prevedessero una sua netta vittoria anche nelle primarie del New Hampshire dell'8 gennaio 2008, in quell'occasione Obama ha ottenuto solo il 37% dei voti, contro il 39% della Senatrice Clinton (John Edwards è arrivato terzo col 17%).

Barack Obama nacque al Queen's Medical Center di Honolulu da Barack Hussein Obama Sr., un keniota agnostico, ex pastore di capre ed all'epoca studente straniero, e da Ann Dunham, proveniente da Wichita, in Kansas; al momento della sua nascita entrambi i genitori erano giovani studenti universitari.

Nel 1963 i genitori si separarono e successivamente divorziarono; il padre andò all'Università di Harvard per conseguire un dottorato, e infine tornò in Kenya, dove morì in un incidente stradale nel 1982: rivide il figlio solo in un'occasione. La madre invece si risposò con Lolo Soetoro, un altro suo ex collega universitario, da cui ebbe una figlia. Soetoro proveniva dall'Indonesia, si laureò in geografia nel 1962, morì poi il 2 marzo del 1993. Obama si trasferì quindi con la famiglia a Giakarta, dove nacque la sorellastra di Obama, Maya Soetoro-Ng. A Giakarta, Obama frequentò le scuole elementari da 6 a 10 anni.

A dieci anni, Obama ritornò ad Honolulu per ricevere un'istruzione migliore. Fu cresciuto prima dai nonni materni, (Madelyn Dunham), e poi dalla madre. Si iscrisse alla quinta elementare della scuola Punahou, dove si diplomò con ottimi voti nel 1979. La madre di Obama morì di cancro pochi mesi dopo la pubblicazione della sua autobiografia, Dreams from My Father.
Nel suo libro Dreams from My Father, Obama descrive la sua esperienza di crescere con la famiglia di sua madre; una famiglia di ceto medio, e, ovviamente, bianca. La conoscenza del suo nero padre assente derivò principalmente dalle storie della famiglia e dalle fotografie. Della sua infanzia, Obama scrive: "Che mio padre non sembrava per nulla come le persone a fianco a me — che era nero come la pece, mentre mia madre bianca come il latte &madsh; non ci feci neppure caso." Da giovane, lottò per riconciliare le percezioni sociali sulla sua eredità multiculturale. Obama scrive sul suo utilizzo di marijuana e cocaina durante la sua adolescenza per "togliermi dalla testa la domanda su chi fossi."

Dopo il liceo, Obama studiò per un paio d'anni all'Occidental College, prima di spostarsi al Columbia College della Columbia University. Là si laureò in scienze politiche, con una specializzazione in relazioni internazionali. Dopo la laurea, lavorò per un anno alla Business International Corporation (ora parte dell'The Economist Group), una ditta che forniva notizie economiche di carattere internazionale alle aziende clienti. Si trasferì poi a Chicago, per dirigere un progetto non profit che assisteva le chiese locali nell'organizzare programmi di apprendistato per i residenti dei quartieri poveri nel South Side.

Nel 1988, Obama lasciò Chicago per tre anni per studiare giurisprudenza ad Harvard. Nel febbraio 1990 diventò il primo presidente afroamericano della celebre rivista Harvard Law Review. Nel 1989, durante uno stage estivo presso uno studio legale specializzato in diritto societario conobbe Michelle Robinson, avvocato associato nello stesso studio. Si laureò magna cum laude nel 1991 e sposò Michelle nel 1992. In seguito anche lui diviene avvocato, anche se non esercita la professione.
Tornato a Chicago, Obama diresse un movimento per far registrare al voto quanti più elettori possibili (voter registration drive), poi come avvocato associato lavorò per difendere organizzazioni impegnate nella difesa dei diritti civili e del diritto di voto presso lo studio legale Miner, Barnhill & Galland, e insegnò diritto costituzionale presso la Scuola di legge dell'Univerisità di Chicago, dal 1993 fino alla sua elezione al Senato federale nel 2004.

L'impegno politico di Obama cominciò nel 1992, anno in cui, dopo un'aggressiva campagna elettorale, aiutò il presidente Bill Clinton nelle elezioni presidenziali, portandogli circa 100.000 voti. Personaggio abbastanza conosciuto a Chicago, dove lavorando in uno studio legale si era occupato di diritti civili, nel 1993 favorì l'elezione al Senato di Carol Moseley Braun, prima donna afro-americana a diventare senatrice.

Nel 1996, Obama fu eletto al senato dell'Illinois dal 13° distretto nel quartiere Hyde Park, nel sud di Chicago. Nel gennaio 2003, quando i democratici riconquistarono la maggioranza del senato, fu nominato presidente del Comitato della Sanità e dei Servizi umani del Senato. Tra le sue iniziative legislative, Obama aiutò a realizzare degli sgravi fiscali sul reddito per favorire le famiglie a basso reddito, lavorò su una legge che aiutava i residenti che non si potevano permettere un'assicurazione sanitaria, e aiutò a promuovere leggi per aumentare la prevenzione dell'AIDS e programmi di assistenza.

Nel 2000 si candidò alle elezioni primarie del Partito Democratico che avrebbero dovuto scegliere il rappresentante congressuale per l'Illinois, ma fu sconfitto in maniera abbastanza netta da Bobby Rush. Rush, già membro delle Pantere Nere e un attivista nella comunità, affermò che Obama non "aveva vissuto nel primo distretto congressuale abbastanza per sapere realmente cosa stava succedendo." Rush vince le primarie con il 61% dei voti, contro il 30% di Obama. Dopo la sconfitta, Obama si concentrò sul Senato statale, creando una legge che obbliga la polizia a registrare gli interrogatori nei confronti di criminali punibili con la pena di morte e favorendo una legge che richiede alle assicurazioni di coprire mammografie di routine.
Nel 2002 si candidò alla stessa carica senza rivali.

Analizzando la carriere di Obama nel Senato dell'Illinois, un articolo del Washington Post, pubblicato nel febbraio del 2007, ha notato la sua abilità nel lavorare con efficacia sia coi democratici che con i repubblicani, e la capacità di costruire coalizioni bipartisan. Nella sua campagna elettorale seguente, per il Senato federale, Obama ha ottenuto l'appoggio del Fraternal Order of Police, il più grande sindacato di polizia statunitense. Gli agenti hanno lodato il suo "duraturo appoggio ad un controllo sulle armi da fuoco e la sua volontà di raggiungere compromessi," nonostante alcune leggi su cui il sindacato di polizia si era opposto.

Nel 2004 si tennero le elezioni in Illinois per decidere il nuovo senatore che avrebbe rappresentato lo stato al congresso USA; il senatore in carica era il repubblicano Peter Fitzgerald, il quale però aveva già annunciato di non volersi ricandidare. Sostenuto da due quotidiani prestigiosi come il Chicago Tribune ed il Chicago Sun-Times, Obama presentò la sua candidatura alle primarie democratiche. Nei primi sondaggi Obama inseguiva il ricchissimo uomo d'affari Blair Hull e il supervisore statale Dan Hynes. Le possibilità per Hull precipitarono, però, dopo le accuse di violenza domestica.
La candidatura di Obama divenne vincente grazie ad una campagna pubblicitaria che proponeva immagini di Harold Washington, il sindaco deceduto di Chicago, e dello scomparso senatore federale Paul Simon. Fu inoltre sostenuto dalla figlia di Simon, e dal Chicago Tribune e il Chicago Sun-Times. Quindi affrontò Jack Ryan, il vincitore delle primarie per il Partito Repubblicano. Nei sondaggi iniziali Ryan inseguiva Obama, il quale però lo distanziò di venti punti dopo che i media resero noto che Ryan aveva incaricato un assistente di seguire le apparizioni pubbliche di Obama. Con il progredire della campagna, una causa intentata dal Chicago Tribune e dal canale (WLS-TV) di proprietà della ABC, portarono un tribunale della California ad aprire dei dossier sull'affidamento che datavano dal divorzio di Ryan dalla moglie, l'attrice Jeri Ryan. Nei dossier, la donna sosteneva che il marito l'avesse condotta in alcuni sex club di svariate città con l'intenzione di avere rapporti sessuali in pubblico. Benché la natura sensazionale delle accuse ne facesse materiale per giornali scandalistici e programmi televisivi specializzati nell'argomento, i dossier avevano comunque rilevanza giornalistica in quanto Ryan aveva insistito con i leader repubblicani che essi non contenevano niente che potesse danneggiarlo. Di conseguenza molti repubblicani misero in dubbio l'integrità morale di Ryan, che abbandonò la campagna elettorale il 25 giugno 2004, lasciando Obama senza rivali.
Risultò difficile per il Partito Repubblicano dell'Illinois trovare un sostituto al posto di Ryan, perché molti dei potenziali candidati, fra i quali Mike Dikta ex allenatore degli Chicago Bears, rifiutarono la candidatura. La presidente del Partito Repubblicano dell'Illinois, Judy Baar Topinka, alla fine indicò due possibili candidati, entrambi afroamericani: Alan Keys, un ex funzionario del Dipartimento di Stato e commentatore radiofonico dal Maryland, e Andrea Barthwell, un ex funzionario dell'Agenzia Antidroga federale. Nell'agosto del 2004, a meno di tre mesi dal giorno delle elezioni, Alan Keyes accettò la nomina di candidato repubblicano, per sostituire Ryan. Keyes, un residente del Maryland di lunga data, cambiò la sua residenza legale nell'Illinois dopo la candidatura.
Obama e Keyes esprimevano punti di vista opposti riguardo alla ricerca sulle cellule staminali, sull'aborto, sul controllo sulle armi da fuoco, sui tagli alle tasse e sui buoni scuola. Il 2 novembre 2004, Obama trionfò contro Keyes con il 70% dei voti, contro il 27% dell'avversario.

Obama giurò come senatore il 4 gennaio 2005. Scelse, come direttore del personale, il direttore del personale dell'ex coordinatore dei Democratici al Senato Tom Daschle, e Karen Kornbluh, un economista che era stata vice capo di gabinetto di Robert Rubin, l'ex segretario del Tesoro, come consulente politica. Nel luglio 2005, Samantha Power, vincitrice del premio Pulitzer per un libro sui diritti umani e il genocidio, entra nella squadra di Obama. A quattro mesi dal suo arrivo al senato, il Time lo dichiara una dei "100 personaggi più influenti del mondo," definendolo "uno dei più ammirati politici in America." Un articolo dell'ottobre 2005 della rivista britannica New Statesman ha nominato Obama uno dei "10 personaggi che possono cambiare il mondo." Nei primi due anni in Senato, Obama ricevette un Dottorato ad honorem in legge dal Knox College, dalla University of Massachusetts Boston, dalla Università Nordoccidentale, e dalla Xavier University of Louisiana. È un membro delle seguenti commissioni al Senato: relazioni internazionali; salute, educazione, lavoro e pensioni; sicurezza nazionale e affari di governo; e veterani.

Obama ha prodotto 152 disegni di legge e risoluzioni presso il 109° Congresso nel 2005 e nel 2006, e ne ha appoggiate altre 427. Il suo primo disegno di legge è stata la "Legge per l'aumento delle borse di studio universitarie." Mantenendo una promessa elettorale, il disegno proponeva di aumentare l'ammontare massimo di borse di studio "Pell Grant" per aiutare studenti di famiglie a basso reddito di pagarsi le rette universitarie. Il disegno di legge non superò l'esame della commissione e non fu mai votata dal Senato.
Obama svolse un ruolo attivo nello sforzo del Senato per migliorare la sicurezza dei confini e le riforme sull'immigrazione. A partire dal 2005, ha appoggiato la "Legge sull'America sicura e sull'Immigrazione controllata", introdotta dal senatore John McCain . Obama successivamente aggiunse tre emendamenti alla legge 2611, la "Riforma tollerante sull'Immigrazione," voluta dal senatore Arlen Specter. La S. 2611 passò l'esame del Senato nel maggio 2006, ma non fu approvata dalla maggioranza della Camera. Nel settembre 2006, Obama appoggiò un disegno di legge collegato, la "Legge per la barriera sicura", che autorizza la costruzione di un muro e altri rafforzamenti delle misure tese ad impedire l'immigrazione clandestina proveniente dal Messico. Il Presidente Bush approvò il disegno di legge nell'ottobre 2006, definendolo "un passo importante verso la riforma dell'immigrazione".
Congiuntamente, prima, al Senatore Richard Lugar, e poi al Senatore Tom Coburn, Obama ha introdotto con successo due iniziative che portavano il suo nome. La "Lugar-Obama" amplia la "Nunn-Lugar" sulla riduzione delle armi di distruzione di massa, anche alle armi convenzionali, tra cui i missili a spalla e le mine anti-uomo.
La "Legge sulla trasparenza dei fondi federali Coburn-Obama" fornisce un sito web, gestito dall'Agenzia della Gestione e del Bilancio, che annota tutte le organizzazioni che ricevono fondi federali dal 2007 in avanti, e fornisce dettagliatamente quale agenzia destina i fondi, la quantità di denaro fornito, e il motivo del finanziamento o contratto. Il 22 dicembre 2006, il presidente Bush firmò la "Legge per gli aiuti, sicurezza e promozione della democrazia della Repubblica Democratica del Congo;" questa è stata la prima legge federale con Obama primo firmatario.
Nei primi giorni della 110° legislatura, in un editoriale pubblicato sul Washington Post, Obama ha invocato la fine di "ogni pratica che faccia pensare ad un cittadino ragionevole che un politico deve qualcosa ad una corporativa". Si è unito al Senatore Russ Feingold per fare pressione alla dirigenza dei Democratici per ottenere restrizioni più severe nella S.1, la legge del 2007 sulla trasparenza e la responsabilità dei legislatori, che è passata al Senato con una maggioranza del 96-2. Obama si è unito a Charlse Schumer nell'appoggiare la S. 453, un disegno di legge che intende criminalizzare pratiche scorrette nelle elezioni federali, tra cui volantini fraudolenti e telefonate automatiche, come è avvenuto nelle elezioni di medio termine 2006.
Le iniziative di Obama riguardo all'energia hanno riscosso plausi e critiche da parte degli ambientalisti, che hanno gradito la sua proposta di legge sul riscaldamento globale, presentata con il Senatore John McCain, che permetterebbe di ridurre le emissioni di gas serra di due terzi, entro il 2050, ma si sono mostrati più scettici nei confronti dell'appoggio di Obama nei confronti di una legge che promuove la produzione di carbone liquefatto. Sempre nei primi mesi della 110° Legislatura, Obama ha presentato il "disegno di legge per l'uscita dalla guerra in Iraq," una proposta che prevede la graduale riduzione del numero di militari presenti sul suolo iracheno a partire dal primo maggio 2007, e prevede il totale rientro di tutti i militari dall'Iraq entro il 31 marzo 2008.

Curiosità:

-Obama è noto per essere un ottimo oratore, incapace di fare gaffe e strafalcioni. Nel 2005 il presidente George W. Bush gli disse con fare scherzoso: "La prego senatore, nel prossimo discorso mi dia l'occasione di prenderla in giro: faccia almeno un errore".
-Da quando aprì la Convention democratica a Boston nel 2004 giornali, radio e televisioni non hanno smesso di occuparsi di lui. Interrogato su questa situazione mediatica, Obama rispose: "Sono così sovraesposto da essere riuscito a far passare Paris Hilton per una reclusa".
-Nell'opera Dreams from My Father, Obama ha scritto che uno degli antenati del Kentucky di sua madre "si diceva fosse cugino secondo di Jefferson Davis". Questa dichiarazione non è stata né confermata né smentita da investigazioni genealogiche. Voci di un legame ancestrale tra Obama e Davis continuano a ripresentarsi sulla carta stampata, l'ultimo dei quali nel settembre 2006 sulla storia di copertina di Men's Vogue.
-Gli elettori di Obama, stando a un recente sondaggio, apparterebbero per oltre il 40 per cento a una fascia di età inferiore ai 35 anni. Un altro sondaggio ha rivelato che un americano su quattro attribuisce ad Obama un'età fra i 30 e i 35 anni.
-Gli unici altri due senatori afroamericani eletti furono Edward Brooke e la senatrice dell'Illinois Carol Moseley Braun, anche se i senatori non sono stati eletti dal popolo fino al 1913.
-Obama sostiene che "Barack" significhi "benedetto" in Swahili.
-Nella sua biografia, recentemente pubblicata, si è lasciato andare ad una sorta di "autocelebrazione", forse per scopi elettorali: infatti, parlando del suo primo incarico professionale dopo aver completato gli studi, ha scritto che non gli pareva vero che, nonostante la giovane età, gli fossero stati immediatamente concessi un ufficio personale ed una segretaria. Interpellato sul punto, un collega dell'epoca ha riferito: "Non gli pareva vero? Infatti, non lo era; dividevamo l'ufficio e non vi era l'ombra di una segretaria!"
-Ha più volte dichiarato di amare gli U2.

venerdì 11 gennaio 2008

Emmanuel Jal

Emmanuel Jal canta di pace e giustizia ma non le ha mai conosciute. E' stato arruolato dallo SPLA (esercito di liberazione popolare del Sudan) all'età di 7 anni e ha vissuto atrocità inimmaginabili.

Si è salvato grazie ad una cooperante inglese e alla musica. Oggi è in cima a tutte le classifiche africane e i proventi dei suoi dischi vanno per aiutare i bambini soldato.
La canzone Gua, "pace" in lingua Nuer, è stata per mesi in cima a tutte le classifiche africane con il suo ritmo profondo, quasi ipnotico.

Emmanuel (25 anni circa perchè la sua vera età non la conosce) è nato in un piccolo villaggio del Sud Sudan in piena guerra civile; il padre guerrigliero dello SPLA in lotta contro il governo musulmano del Nord, la madre morta quando lui aveva 7 anni. E lui spedito in Etiopia con un viaggio di 600 chilometri a piedi per essere accolto in un campo profughi ma in realtà per essere arruolato come bambino-soldato.
Dopo aver combattuto in Etiopia viene rimandato in Sud Sudan, a Juba.
I bambini-soldato come lui venivano impiegati come "armi leggere" per infiltrarsi nelle linee nemiche e, grazie alla loro leggerezza, correre sui campi minati.

Emmanuel,che non è il suo vero nome, ma il nome che si è scelto lui, da adulto, scappa nel 1992. Ha già 11 anni, è un veterano. Vaga con i suoi amici per mesi nella boscaglia, non hanno niente da mangiare, né da bere. La fame è lancinante. La sete insopportabile.
In quel lontano 1992, Emmanuel riesce a mettersi in salvo nel villaggio di Waat, dove si trova un'altra fazione dei ribelli. Dei 400 bambini soldato fuggiti con lui da Juba sono rimasti in 14. E qui avviene il miracolo più grande della sua vita incredibile: Emmanuel incontra una khawaja, una "bianca", Emma McCune, cooperante inglese di 28 anni, da 5 anni in Sudan per aiutare i bambini, da 2 seconda moglie di un signore della guerra, Riek Machar. Emma non è una missionaria. Gira con la sua minigonna rossa tra i profughi e beve birra. Arriva a giustificare i massacri perpetrati dal marito; eppure Emma aiuta veramente i bambini, e ha abbandonato le sicurezze del suo contratto Onu per vivere in una capanna di fango senza acqua corrente. La donna si affeziona a Emmanuel Jal come a nessun altro, lo prende sotto la sua ala, lo"adotta". Fino a farlo espatriare verso il Kenya, nascosto in una cassa in un aereo per Nairobi.

Nairobi è la base delle missioni umanitarie ed Emma fa la spola tra il Sudan e il Kenya. Tra il marito e il figlio adottivo. Qui Emmanuel, per la prima volta, incomincia ad andare a scuola.
Ma anche la vita di Emma cambia, bruscamente. Una sera, mentre sta viaggiando da sola, la sua auto viene investita da un minibus. Muore all'età di 29 anni, incinta di cinque mesi.
Emmanuel è di nuovo orfano, per la seconda volta. Questa volta la salvezza gli arriva dalla musica.

La musica di Emmanuel Jal mescola arabo, nuer e inglese, sonorità africane e rap americano.
Degli amici americani riconoscono il suo talento e gli danno i soldi per incidere il primo disco, "Gua", appunto, che è subito un successo straordinario in tutto il Kenya. La sua eco arriva fino a Londra, dove adesso abita Emmanuel, che incide il suo primo CD Ceasefire con Abdel Gadir Salim, un grande musicista musulmano del nord Sudan. Cristiani e musulmani insieme, sud e nord Sudan uniti in un disco.
Poi inizia a lavorare al suo secondo disco: Warchild. Ma, nonostante i successi, Emmanuel non dimentica gli anni dell'orrore, passati a combattere e soffrire la fame nel deserto.

Così oggi è diventato testimonial della campagna Make poverty history per la riduzione della povertà entro il 2015 e della Coalizione internazionale contro l'uso dei bambini soldato; moltiplica i concerti per beneficenza, e i profitti dell'album Ceasefire sono andati interamente a finanziare la sua fondazione "Gua Africa" che lavora a Nairobi per i bambini ex-guerriglieri.

http://www.emmanueljalonline.net/

http://www.myspace.com/emmanueljal